
Immagini: credits
ESA. Elaborazioni e gif animata: Pianeta Marte.net |
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Riguardo al piccolo
satellite Phobos, già in passato abbiamo avuto modo di parlarne in
un paio di articoli. Questa volta però, avvalendoci delle nuove e
spettacolari immagini diffuse dall'ESA, affronteremo più
approfonditamente la suggestiva teoria secondo cui Phobos sarebbe (o
sarebbe stato) una specie di avamposto spaziale realizzato da una
presunta Civiltà tecnologicamente avanzata. In altre parole: Phobos
come presunta luna artificiale.
Motivazioni della teoria
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Vi sarebbero almeno tre
aspetti fondamentali che avrebbero fornito "carburante" per la
formulazione di questa ipotesi:
-
La massa del satellite
è molto bassa rispetto alle sue comunque irrisorie dimensioni.
-
La presenza del grande
cratere Stickney è stata interpretata come una chiara evidenza del fatto
che Phobos è letteralmente cavo (ergo scavato all'interno).
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L'orbita equatoriale di
Phobos, così vicina a Marte, si pensa comprovi il fatto che la
piccola luna doveva essere una stazione d'osservazione in grado di
sorvegliare il pianeta.
Le recenti osservazioni di Mars Express
- In data 16 febbraio
2010 l'Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha diramato un comunicato
ufficiale in cui si rendeva noto il passaggio ravvicinato della Mars
Express con Phobos. Nel comunicato si può tra l'altro ammirare un
breve montaggio filmato che mostra l'intero satellite "in
rotazione".
C'è da rilevare un
dato davvero notevole: l'ESA ha in sostanza confermato che questo
ciottolo orbitante attorno a Marte sarebbe davvero parzialmente
cavo, tutto ciò grazie ad una serie di misurazioni del debolissimo
campo gravitazionale di Phobos operate dalla sonda europea. Poichè,
infatti, la struttura della piccola luna risulta essere alquanto
irregolare, anche la sua medesima massa non è distribuita in modo
altrettanto uniforme. In pratica, non è omogenea. Si avranno dunque zone a
maggior densità e zone a minor densità. Tali disomogeneità hanno
consentito agli strumenti della Mars Express (l'HRSC Camera ed il
radar MARSIS) di ottenere misurazioni gravitazionali e strutturali
abbastanza accurate da confermare la presenza di una parte vuota
all'interno di Phobos.
Alcune importanti
implicazioni - Fino ad oggi sono
state proposte tre teorie "convenzionali" per spiegare l'origine di
Phobos, tuttavia nessuna sembra fornire una risposta che soddisfi
pienamente i molteplici interrogativi sollevati:
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Si tratterebbe di
un asteroide (simile a quelli di tipo C) catturato da Marte,
addirittura - secondo certe opinioni - non appartenente alla
fascia principale (situata tra Marte e Giove).
-
Potrebbe essersi
formato insieme al pianeta rosso dalla stessa materia primordiale
rimanendo così nella sua orbita fino ad oggi.
-
E' altresì
possibile che Phobos sia il prodotto di un immane impatto
verificatosi su Marte ad opera di un grosso meteorite. La piccola
luna sarebbe quindi un frammento entrato in orbita.
Problemi delle teorie
convenzionali - Intanto,
la cattura di asteroidi da parte di Marte è un evento
classificabile come non-impossibile, ma decisamente molto poco
probabile. Marte è un pianeta relativamente piccolo, per cui le
catture potrebbero verificarsi solo entro una ristretta fascia di
spazio subordinata a fattori quali la distanza dal pianeta, la
velocità di fuga del frammento e le masse di entrambi i corpi
celesti. C'è poi l'incognita della struttura cava: nel
caso Phobos fosse realmente un asteroide questo dovrebbe indurci a rivedere
alcune nostre vedute riguardo la modalità di aggregazione della materia
primordiale nel periodo iniziale di formazione del Sistema Solare.
Generalmente si
ritiene che i planetesimali si addensano fra loro creando masse
compatte dalle quali si formeranno poi i pianeti. Non sarebbe comunque
da escludere che, al raggiungimento delle condizioni minime per
l'innesco termico del nuovo pianeta (ad opera della pressione
interna esercitata sulla neomassa), quando si attiveranno tutti i processi di
differenziazione potrebbero in talune circostanze formarsi delle
"bolle" di vuoto (vere e proprie cavità) nel magma fluido o nelle
intersezioni di crosta planetaria. Per avere un idea di cosa
intendiamo dire si pensi a film quali "The Core" e "Viaggio al
Centro della Terra" (pellicola originale del 1959 e remake del
2007).
Qualora, invece, le
cavità si fossero formate già nelle fasi iniziali di
aggregazione della materia (immaginiamo cavità di proporzioni considerevoli) ci
si chiede come sia possibile che l'evoluzione dei processi formativi
dei pianeti (specie quelli rocciosi) non abbia avuto un andamento
privo di ostacoli quali, ad esempio, eccessi di disomogeneità tali
da interferire negativamente sul percorso orbitale dei planetesimali,
oppure frantumazioni ed urti distruttivi a catena. Lo stesso
discorso vale anche nella seconda ipotesi che prevede la formazione
dei satelliti di Marte insieme al pianeta.
La terza ipotesi
racchiude un ulteriore problema tecnico: ammesso che un enorme
meteorite devastò Marte, sarebbe quantomeno ragionevole supporre
che, da un impatto di tale energia, avrebbero dovuto originarsi
numerosi piccoli satelliti orbitanti in svariate direzioni, conformi
alla modalità di diffusione presscchè radiale di ejecta derivati
dalla deflagrazione. Invece abbiamo solo due frammenti (Phobos e
Deimos) orientati nella stessa direzione orbitale e posti
sull'equatore del pianeta.
Phobos artificiale?
- Il fascino ed il successo
dell'ipotesi "artificiale" è nata pertanto dall'incapacità di spiegare
in modo soddisfacente ed attraverso vie "convenzionali" l'origine della
piccola luna marziana, più o meno com'è accaduto per il nostro satellite
naturale. I fautori di questa tesi partirono in quarta non appena
giunsero le prime immagini che mostrarono il cratere Stikney
prevalentemente in ombra e, poichè già da allora si supponeva che Phobos
aveva una massa irrisoria, risultò abbastanza semplice giungere alla
conclusione secondo cui la piccola luna potesse essere un prodotto di
natura artificiale, scavata da qualche Civiltà aliena per svariati
scopi. Nel corso degli anni questa teoria si è anch'essa evoluta
arricchendosi via via di nuovi "particolari", trasformandosi in una vera
e propria saga da pellicola fantascientifica. Purtroppo i punti di forza
di questa affascinante tesi non reggono, denotando una scarsa conoscenza
della Fisica sia da parte dei fautori che da parte dei sostenitori.
Esaminiamo in dettaglio il perchè.
Il fatto che Phobos
orbiti ad una così breve distanza da Marte è stato interpretato come
ulteriore "prova" in considerazione del fatto che si poteva sorvegliare
il pianeta. Ma questo è errato perchè, in realtà, da Phobos non è
affatto possibile tenere sotto controllo l'intero pianeta, proprio a
causa della vicinanza alla superficie stessa! L'angolo visuale non
consente l'osservazione planetaria a partire dalle latitudini Nord e Sud
pari a circa 70 gradi. Deimos invece permette di osservare tutto i
pianeta, ma la sua distanza orbitale è nettamente maggiore rispetto a
quella di Phobos
Nemmeno il cratere
Stikney ha salvato questa teoria. Dopo le ambigue immagini delle sonde
Viking 1 e 2 e le poche immagini delle sfortunate sonde russe Phobos 1 e
2, furono la Mars Global Surveyor, la Mars Express, la Mars Odyssey e la
Mars Reconnaissance Orbiter a porre fine all'errata interpretazione del
satellite scavato. Stikney è senza dubbio un cratere piuttosto strano e
parecchio profondo, ma è un cratere a tutti gli effetti. Le numerose
immagini ottenute dalle sonde in orbita a Marte hanno ben evidenziato
che Phobos è solo un sasso spaziale molto craterizzato. La gif animata
sopra ce ne mostra la superficie per intero.
Phobos sembra un blocco
misto di rocce e ghiaccio d'acqua ricoperto da uno strato di regolite.
Addirittura pare che dalla sagoma della piccola luna si siano osservate
emanazioni gassose (evidentemente vapore acqueo). E' stato ipotizzato
che Phobos, più che una massa compatta, sia un agglomerato di rocce e
ghiaccio ed è per tale ragione che gli si attribuisce l'irrisoria massa.
Da un punto di vista
strettamente tecnico, la perforazione di un piccolo satellite come
Phobos - oltretutto in prossimità di Marte - ne avrebbe compromesso
gravemente la stabilità fisica ed orbitale. Un escavazione di tali
proporzioni infatti avrebbe alterato fortemente la massa e densità del
satellite il quale, per diretta conseguenza, o sarebbe precipitato in
breve tempo sulla superficie di Marte oppure si sarebbe perso nello
spazio. Ci sarebbe voluto dunque un enorme sistema di controllo
gravitazionale o di motori "convenzionali" per stabilizzare il
satellite. Eppure, osservando la struttura di Phobos, non si è mai
notata nessuna evidenza di scavi tali da giustificare eventuali
installazioni di sistemi di trazione o simili.
Dobbiamo infine valutare
le ragioni pratiche di un'impresa del genere. Perchè sarebbe stato
necessario creare una cavità di kilometriche dimensioni (a rischio di
distruggere il satellite) piuttosto che progettare tunnel, hangar e
spazi adatti all'installazione di attrezzature tecnico-scientifiche o
militari? In altre parole: volendo metterci nei panni di altri esseri
presumibilmente dotati di spiccato ed evoluto senso pratico (persino
superiore al nostro) dobbiamo giustamente tentare di pensare alla loro
maniera, ovviamente nel limite del possibile. L'uomo sta, suo malgrado,
constatando che qualsiasi cosa egli fa e produce sulla Terra, o fuori da
essa (quando le sue azioni non sono motivate da saggezza e buone
intenzioni) porterà sempre ed inevitabilmente a delle conseguenze spesso
per nulla positive. Pertanto, la conclusione logica ci spinge a dedurre
una semplice e palese realtà: a meno che i fantomatici Alieni tanto
decantati in molti forum non siano stati degli esseri sconsiderati,
privi di intelligenza e ignoranti in materie scientifiche, verrebbe da
pensare che Phobos sia solamente un sasso spaziale che orbita attorno a
Marte e nulla più.
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Linee trasversali caratterizzano la superficie di Phobos (credits
NASA) |
La fine di Phobos: evidenze e congetture
- Il futuro di Phobos è la
distruzione. Questa sembra essere la più accreditata ipotesi sostenuta
generalmente dagli scienziati. Tuttavia la presunta data dell'evento è
stimata pressappoco a fra 50 milioni di anni circa (qualcuno l'ha
anticipata di molto, arrivando a meno di 15-20 milioni di anni).
Comunque sia, l'orbita di Phobos, benchè sia quasi circolare, è in lento
ed inesorabile decadimento verso Marte, restringendosi ogni 100 anni di
quasi due metri.
L'orbita di Phobos è già
situata all'interno del limite di Roche per cui le forze di marea di
Marte sono in azione sul piccolo satellite. Forse il motivo per il quale
Phobos non è ancora andato a pezzi è dovuto alla coesione dei suoi
costituenti fisici (le rocce ed il ghiaccio evidentemente agiscono da
ottimo "collante" elastico); tuttavia ci sono basilarmente due possibili
destini per la piccola luna: 1) caduta integrale e distruzione in
superficie; 2) sfaldamento in orbita e formazione di un modesto anello
di detriti del satellite.
Rimane un ultima
curiosità che, dal nostro punto di vista, offre invece un ottimo spunto
per avanzare delle congetture. Le immagini inviate dalle sonde hanno
evidenziato la presenza di numerose linee sulla superficie di Phobos, ma
non si sa esattamente a cosa siano dovute. La nostra idea è che
potrebbero essere il risultato tangibile - un effetto fisico - delle
forze di marea esercitate da Marte. Sembra infatti che, stando alle
immagini riprese a distanza di tempo, il loro numero sia aumentato.
Quindi, a meno che non si tratti di un semplice effetto illusorio legato
alla risoluzione delle fotocamere, nel corso di questi pochi anni Phobos
potrebbe realmente aver subito una serie di lievi alterazioni (o
modificazioni) strutturali visibili e
quantificabili. Esiste dunque una remota probabilità che le linee di
superficie aumenteranno in quanto effetto di torsione gravitazionale.
Così, se è vero che Phobos possiede una specie di resistenza elastica,
il satellite dovrebbe "stirarsi" e "affusolarsi" fino a quando,
raggiunta una certa distanza critica da Marte, si frantumerà in
minuscoli detriti.
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Mariner 9 |

Viking 1 orbiter |

Mars Express |
Ciò che possiamo ben
osservare in questi tre fotogrammi scattati a distanza di anni l'uno
dall'altro potrebbe costituire un indizio che Phobos subisce nel corso
del tempo lievi modificazioni strutturali, un fenomeno dovuto alle forze
di marea gravitazionale.
Riassumiamo il tutto:
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Prendendo per buona la
composizione chimica del satellite, la quale dovrebbe abbondare di
ghiaccio d'acqua
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Accettando la presenza di
una porzione interna cava
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Tenendo conto degli
inevitabili effetti delle radiazioni solari sulla componente d'acqua
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Considerando i vistosi
effetti di marea
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Aggiungendo anche il
decadimento dell'orbita
Verrebbe da supporre che
il tragico destino di Phobos, anzichè essere tanto lontano nel futuro,
potrebbe invece essere molto più prossimo del previsto.
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