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Dopo il "successo"
riscosso dalle "piramidi" di Cydonia Mensae - dimostratesi poi essere,
grazie alle immagini ad altissima risoluzione ottenute dai satelliti
orbitali, solo bizzarre strutture geologiche - sarebbero state scoperte
di recente tre nuove "piramidi" nei pressi del grande bacino di Hellas,
esattamente in Terby Crater. Sembrerebbe infatti, in base alle
valutazioni dedotte dall'immagine di Mars Express, che tali strutture
ricalchino la forma, l'orientamento e le dimensioni del complesso
principale di Giza, in Egitto. Naturalmente, se ciò fosse vero avremmo
finalmente una prova indiscutibile e decisiva che potrebbe costringere
ad una revisione della Storia e non solo... Ma, vediamo l'immagine
rilasciata dell'Agenzia Spaziale Europea:
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Trattasi del fotogramma
359-191207-4199-6-3d2-01-TerbyCrater_H1 ottenuto mediante lo strumento
HRSC della Mars Express in data 24 aprile 2007 che, secondo l'opinione
degli scienziati, offre uno spaccato del passato di Marte quando
l'erosione dell'acqua modellò i terreni di quella regione creando, tra
l'altro, le stratificazioni simili a terrazzamenti visibili
nell'immagine. Le "piramidi" dovrebbero essere ubicate proprio nel
mezzo. Di seguito mostriamo il particolare:
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In realtà, le strutture geologiche
pseudo piramidali abbondano su Marte e di questo già ne abbiamo
parlato in altre occasioni. La loro origine può derivare da vari fattori
ma, principalmente sono proprio gli agenti atmosferici a determinarne la
formazione: l'erosione eolica e l'azione delle precipitazioni piovose.
Sebbene la Comunità Scientifica generalmente ritiene che Marte oramai da
oltre 3 miliardi di anni permane in una condizione di secca perenne,
l'ipotesi del modellamento atmosferico a noi sembra più consona per
spiegare il come un rilievo montagnoso possa nel tempo "appuntirsi" fino
ad assumere l'aspetto di una "piramide". Le precipitazioni
piovose infatti agiscono
dall'alto provocando una lenta, ma inesorabile discesa dei versanti
montagnosi facendoli scivolare verso il basso. Ovviamente l'azione dei
venti fanno la loro parte.
Quanto detto può
senz'altro costituire una valida spiegazione per un certo numero di
questi rilievi
geologici poichè su Marte ve ne sono in gran quantità,
abbastanza da sfidare il semplice ragionamento probabilistico. Se poi,
oltre al gran numero di pseudo piramidi se ne scoprissero anche raggruppate secondo delle
presunte logiche "intelligenti" non ci vorrà molto per chiamare in causa
l'altrettanto presunta "Civiltà di Marte", ritenuta da molti
appassionati e da alcuni ricercatori indipendenti un dato di fatto.
La domanda quindi è palese:
stiamo realmente osservando delle antiche rovine segnate dal tempo e
dalle intemperie di un pianeta in secca da miliardi di anni, per di più
dotato di una tenue ed esigua atmosfera? Abbiamo voluto indagare per
vederci chiaro ed ecco cosa è saltato fuori:
Guarda caso è proprio
un'altra immagine ESA a chiarire il mistero e rivelarci la reale natura
delle tre alture, le quali ben poco hanno a che fare con le piramidi di
Giza o con qualsiasi altro tipo di piramide di presunta origine
artificiale. Trattasi del fotogramma
356-191207-4199-6-nd-01-TerbyCrater_H1 che ci mostra in prospettiva
dall'alto l'esatta ubicazione delle strutture. Effettivamente di
piramidale non hanno proprio nulla in quanto la loro forma è decisamente
irregolare come qualsiasi altro rilievo montuoso presente su Marte e/o
sulla Terra. Anche le rispettive dimensioni e posizione fra loro non
hanno niente a che fare con possibili allineamenti stellari di qualche
costellazione. Ma non è tutto...
Non ci siamo di certo
fermati alle sole immagini ESA, ma abbiamo cercato qualche ulteriore
dettaglio negli archivi NASA. Ed ecco cosa ne è venuto fuori:
Questo fotogramma è stato
scattato dalla Mars Odyssey e ci mostra in modo straordinariamente
chiaro la medesima porzione di terreno per quello che realmente è. Le
tre fantomatiche piramidi sono nient'altro che rilievi irregolari e
posti a distanze fra loro che nulla hanno a che fare con simbolismi
terrestri di qualsivoglia genere. Per rendere ancor meglio il concetto
mostriamo il relativo dettaglio della Odyssey in versione altimetrica:
Qualche dubbio in merito?
Le immagini riteniamo abbiano parlato fin troppo chiaro! Oltretutto la
distanza che intercorre fra la prima (la più piccola) struttura e
l'ultima (la più grande) è di circa 13 km. In altre parole, fossero
state piramidi avrebbero delle dimensioni colossali, assai più grandi di
quelle di Giza!
Dunque, questa è
l'ennesima svista o errata interpretazione generata da un'immagine
prospettica ESA, un prodotto "virtuale" e, di fatto, non esattamente
"reale". Al meglio, potremmo definirlo "verosimile" poichè
- bene o male - il terreno
dell'immagine ESA corrisponde a quanto il fotogramma della Mars Odyssey mostra. Che dire dei colori ESA?
Purtroppo non fanno onore al paesaggio marziano e si vedono disseminati
nel fotogramma parecchi errori di pixel.
La cosa curiosa che tutto
sommato ci lascia un po' stupiti è l'aver puntato a tre comuni rilievi e non,
piuttosto, a quello adiacente ben più grande e ricco di stratificazioni.
A pensarci bene, sotto certi aspetti, quest'ultimo rammenta la montagna
di solfati stratificata in Juventae Chasma presa in esame tempo fa anche
qui su Pianeta Marte.net. Se volessimo tirare in ballo strutture
artificiali di certo le montagne stratificate sono più affascinanti se
paragonate alle miniere a cielo aperto terrestri. Ma, evidentemente,
anche le
miniere a cielo aperto non costituiscono più un argomento convincente o
di tendenza.
CRATERI DA IMPATTO? -
Significa dunque che la regione di Terby Crater sia di scarso
interesse? Assolutamente no! Da un punto di vista geomorfologico è
estremamente interessante e ricca di caratteristiche di superficie
meritevoli di un attento studio, per esempio, sulla natura dei crateri
generalmente ritenuti da impatto.
Se volessimo presupporre
che i crateri di Marte siano quasi tutti di origine meteorica dovremmo
altresì ritenere che le
meccaniche d'impatto siano basilarmente le medesime per tutti i crateri
formatisi presumibilmente in questo modo. Potranno variare però l'angolo
di caduta, la massa dell'oggetto e il tipo di terreno, per cui ci
potremmo aspettare qualche differenza di forma tra un cratere e l'altro. Invece
sembra che su Marte moltissimi dei crateri osservabili nelle immagini
satellitari sembrano quasi delle fotocopie di se. E, attenzione, in
questo articolo stiamo esaminando solo una modesta
porzione marziana, ovvero relativa a Terby Crater. A giudicare dall'aspetto, diremmo che
il cratere di figura (A) assomiglia in modo notevole a Victoria Crater,
ampiamente esplorato dal rover Opportunity. Possibile? Basta fare una
paziente comparazione e si scoprirà come i crateri di Marte sembrino
partoriti allo stesso modo, talvolta a gruppi, incastonati e/o fusi fra
di loro, ben allineati in numeri svariati,
addirittura sovrapposti fra loro.
Dal momento che non è
nostra intenzione bollare nessuno scienziato come "incompetente", ci
limitiamo a porre una domanda - peraltro non del tutto nuova su Pianeta Marte.net - alla quale sarebbe meglio prestare un po' più di attenzione: i
crateri di Marte sono tutti prodotti da impatti meteorici oppure sono
scaturiti mediante altri tipi di fenomeno conosciuto o sconosciuto?
Osserviamo i crateri di figure B, C, D. Riusciamo a intravederne le
curiose similitudini? Hanno tutti una qualche estensione sul lato DX verso
l'alto. E questi sono solamente tre esempi su un numero enorme di crateri!
E, infine, si noti come il fondo d'essi è piatto e liscio. Ripetiamo:
questi sono solo alcuni fra un numero enorme.
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(E) |
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(F) |
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(G) |
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frammenti tratti dal fotogramma HIRISE
PSP_006752_1525_RGB_NOMAP_browse |
Escludendo i crateri di
chiara origine vulcanica possiamo affermare che la teoria tradizionale,
la quale considera i crateri come residuo di impatti meteorici,
naturalmente è in grado di offrire una valida spiegazione a quasi tutte
le peculiarità da noi evidenziate; tuttavia, per quanto accettabile,
manca di un riscontro reale. In altre parole, nessuno ha mai osservato
(e misurato) un vero e proprio impatto ad alta energia su un pianeta
solido, di conseguenza
possiamo solo ipotizzare al meglio - avvalendoci persino di simulazioni
al computer - la catena di eventi che porterà alla formazione di un
cratere da impatto. Diversamente esistono altri fenomeni in grado di
produrre crateri sulla superficie dei pianeti: 1) di tipo elettrico, 2) di tipo nucleare e 3) di tipo
biogenetico. C'è inoltre la possibilità che un insieme di questi tre
fattori sia responsabile della formazione di un certo numero di crateri
(cioè forme di vita che metabolizzano minerali producendo o sfruttando
qualche genere di radiazioni).
QUALCOSA DI PIU' -
Analizzando la regione di Terby Crater abbiamo individuato alcune
curiosità geologiche (?) davvero interessanti. A dire il vero non
sappiamo se considerarle semplici "curiosità geologiche" o altro ma, in mancanza
di dati, non possiamo sbilanciarci oltre. Non sarebbe giusto e corretto
verso i nostri Lettori. Comunque...
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PSP_006752_1525_RED_NOMAP_browse |
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PSP_006752_1525_RGB_NOMAP_browse |
Ancora una volta abbiamo
un'evidenza di crateri davvero curiosi, disposti in fila e,
praticamente, uguali fra loro. Certo, niente di "artificiale" ed
eclatante, ma che entro certi limiti sfidano la tradizionale teoria
degli impatti. Come già detto, non è l'unica serie di crateri disposti
in questo modo poichè in altre regioni del pianeta ve ne sono di ancor
più bizzarri. Qualora la superficie marziana fosse pullulante di forme
di vita indigene, non sarebbe da escludere che la loro capacità di
interagire con gli elementi chimici del suolo arrivi al punto da
generare modificazioni radicali a livello geomorfologico. Difficile però
immaginare il tipo di energia impiegato.
Un'altra "stranezza"
assai interessante consiste in un brillamento ben visibile nel
fotogramma. Di che si tratta non ne abbiamo la più pallida idea. E'
evidente però che la "cosa" possiede un albedo molto superiore rispetto
al terreno circostante, tanto da sembrare qualcosa di molto riflettente.
Metallo o simili? Impossibile stabilirlo.
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ingrandimento
PSP_006752_1525_RGB_NOMAP_browse |
L'ingrandimento operato
non ci permette ugualmente di proporre ipotesi certe. Resta comunque
valida la possibilità di un qualcosa di metallico o altamente
riflettente. Altrimenti non rimane che classificare il tutto come
"bizzarra e piccola struttura geologica". Per concludere la nostra
analisi segnaliamo anche quest'altra struttura - riteniamo - naturale,
ma ugualmente
curiosa:
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PSP_006752_1525_IRB_NOMAP_browse_Treby_crater |
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PSP_006752_1525_RGB_NOMAP_browse_Treby_crater |
La nostra riflessione
finale è la seguente: se alcune normalissime strutture geologiche
montagnose, osservate da una prospettiva angolare ingannevole, possono
dare adito a male interpretazioni - vogliamo sperare - fatte in buona
fede, fino al punto da considerarle "piramidi in rovina" simili al
complesso di Giza, non sono queste da noi individuate decisamente e
assai più intriganti?
Quest'ultima immagine non
ha effettivamente l'aspetto di un qualcosa di artificiale abbandonato ed
in rovina, se proprio vogliamo spingerci in teorie molto "open mind"?
Ovviamente non abbiamo
gridato alla
"scoperta epocale di tracce di civiltà o prove di artificialità"
e non siamo nelle
condizioni di poterlo fare. Tuttavia nessuno ci vieta di portare
all'attenzione del pubblico simili particolari. Poi dobbiamo aspettare oppure
darsi da fare per vederci più chiaro, senza comunque sbandierare certezze
fino a quando non ne avremo.
Probabilmente stiamo solo vedendo piccoli rilievi naturali e null'altro.
O forse c'è di più. Staremo a vedere.
Come ha
recentemente affermato il dr. Gianni Viola in un'intervista: "Oggi, ad
esempio, si parla sempre degli "errori" commessi da Schiaparelli (e da
altri suoi contemporanei), ma si dimentica che anche ipotesi false
possono essere utili, se innescano processi di ricerca. La stessa cosa
vale per ipotesi che sono addirittura inverificabili . . . Le grandi ipotesi che Cartesio considerava erroneamente "a priori" sono
state in parte distrutte; ma, prima di essere distrutte, esse hanno
provocato un gran numero di osservazioni e hanno potentemente
contribuito ai progressi della scienza."
E così, a conclusione del
nostro articolo possiamo solo ringraziare l'Autore di questa svista
perchè ci ha offerto uno stimolo per dimostrare l'infondatezza delle
piramidi e ci ha permesso di scavare in questi fotogrammi e individuare
almeno qualche piccolo, quanto insignificante, dettaglio probabilmente
interessante. Di sicuro Pianeta Marte.net non aderisce alla logica
espressa nel motto "impossibile quindi non è", ma nemmeno alla logica
del "possibile quindi è" perchè in entrambi questi estremismi possono
nascondersi sviste, ignoranza e - purtroppo - malafede.
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