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PREMESSA - Lo scopo di
questo articolo è quello di aiutate i Lettori a capire la differenza che
intercorre fra il formulare un'ipotesi basata su immagini virtuali e
la verifica della stessa mediante uno studio approfondito basato su una
gamma di dati più vasti ed eterogenei. L'articolo non è destinato a
nessuno in particolare e non vuole costituire un atto di scherno. Vi
suggeriamo, prima di procedere alla consultazione del materiale esposto,
di visionare la notizia diffusa recentemente e segnalata nei tre links
qui sotto.
PASSATO, PRESENTE E FUTURO
- Di fatto,
Pianeta Marte.net sin dal 2006 ha dato spazio a queste controverse ipotesi, a prescindere ovviamente dalle inevitabili reazioni che
esse avrebbero poi sortito nei confronti del Pubblico. Tuttavia, è
nostra premura rammentare ai Lettori (sopratutto a quelli nuovi) che il
nostro atteggiamento riguardo la possibilità di individuare su Marte
strutture di tipo urbano o monumentale è sempre stato
prudente, certamente aperto e positivo, ma non per questo affetto da
ingenua credulità.
Da che la xeno-archeologia (o eso-archeologia)
ha preso forma - diciamo negli ultimi 35 anni - anzichè evolversi verso uno status
decoroso e credibile, sembra essere rimasta ferma in una condizione di perenne
"fossile". Infatti, molti suoi sostenitori continuano ancora
oggi a rimuginare
immagini obsolete e di dubbia qualità ritenendole "prove" di non si sa bene
cosa, senza nemmeno mettersi in discussione facendo una verifica delle
proprie tesi e andando magari a cercare nuovi fotogrammi di quei
medesimi luoghi dove
si pensa esistano strutture artificiali. Altri invece persistono nel
giocare sulle apparenze e sulle similitudini vedendo in ogni anfratto,
roccia, montagna di tutto e di più. Eppure, in definitiva, gli archivi degli Enti Spaziali abbondano
di materiale recente e di qualità superiore.
Ma non ci si fraintenda all'ennesima potenza.
Non si sta facendo nessuna marcia indietro e nemmeno si sta
recalcitrando ingiustamente sul nostro stesso passato: ciò che è stato
rimarrà esattamente dov'è. Ma ora dobbiamo andare avanti e, a tal fine,
occorre avvalersi di nuova (o ulteriore) documentazione rilasciata dagli Enti Spaziali
negli ultimi anni. Sarebbe scorretto ignorarla come se
niente fosse. Proviamo ad immaginare cosa accadrebbe se il nostro medico
ci prescrivesse un salasso piuttosto che una controllata
somministrazione di antibiotici per curare una pesante infezione...
Chiaro il concetto?
LE IMMAGINI - Le immagini che
sembrano mostrare evidenti strutture artificiali su Marte sono di
provenienza ESA ed hanno i seguenti identificativi: ob_18_mesa_p
e ob_18_mesa_v. Tanto per iniziare lasciamo che ciascuno possa
esaminarle personalmente:
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fig. 3: ob_18_mesa_p. Credits ESA |

fig. 4: ob_18_mesa_v. Credits ESA |
E' molto interessante
constatare il fatto che entrambe abbiano destato la curiosità degli appassionati e degli Anomaly Hunter di altri Paesi
già un mese dopo la loro pubblicazione, avvenuta a gennaio 2004, come
dimostra il seguente link al
Bad Astronomy Forum.
Ma, ancor più
interessante è notare come l'ipotesi della struttura artificiale abbia
oltremodo stuzzicato più che semplici "chiacchiere" sui forum. Lo si
evince dall'elaborazione di fig. 5 davvero ben fatta:
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fig. 5
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Dunque, tanto in
Italia quanto all'estero, questi elaborati prodotti dall'ESA hanno
solleticato un certo numero di studiosi ed appassionati. Ora però
dobbiamo fare il passo successivo e analizzarli più a fondo.
LA VALLE MARINERIS E
LE SUE PECULIARITA' - Innanzitutto
cerchiamo di individuare l'esatta ubicazione della porzione di Valle Marineris
che ci interessa attraverso Google Mars:
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fig. 6
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Il cerchietto nero
di fig. 6 contrassegna l'area designata delle immagini ob_18_mesa_p e
ob_18_mesa_v. Non sarebbe però una cattiva idea poter osservare la Valle Marineris in "natural colors" sopratutto perchè ci aiuterebbe a
comprenderne meglio la natura e la struttura:
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fig. 7
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A differenza degli elaborati ESA, l'immagine
di fig. 7 potremmo definirla a tutti gli effetti una "fotografia". L'abbiamo
estratta da una mappa di Marte colorizzata e calibrata da un esperto
tecnico dell'immagine il quale ha adottato
fondamentalmente la medesima palette cromatica data dal Telescopio
Spaziale Hubble. Naturalmente immaginiamo cosa i Lettori vorrebbero
sapere, cioè se davvero in quella regione
esiste una struttura templare o qualcosa del genere. Ebbene, la risposta arriverà da se:
basterà
seguire il percorso dato dalle prossime immagini di Google Mars e della
Mars Odyssey.
La Valle Marineris è
una enorme complesso di canyon e depressioni lunga quasi 5000 km, può raggiungere
larghezze di centinaia di km e profondità fino a 8 km. Sulla sua
origine e formazione ci sono diverse ipotesi: 1) quella idrologica,
cioè che fu proprio il deflusso dell'acqua a erodere e plasmare
tutta questa enorme struttura; 2) quella sismica, cioè furono
violenti scosse di origine tettonica a modificare l'aspetto
geomorfologico della regione creando la spaccatura principale e poi tutte le
fratture secondarie; 3) azione idrogeologica mista di entrambi i
fattori: sia l'acqua che i terremoti crearono l'intera Valle Marineris.
La nostra ipotesi è
che probabilmente la Valle Marineris sia di recente formazione,
originatasi da un fenomeno ad altissima energia scaturito
dall'esterno del pianeta, ma di tale potenza che ridisegnò
irrimediabilmente l'intera superficie planetaria distruggendo gran
parte della biosfera originale, spazzando via gli oceani, una
considerevole porzione di atmosfera
e facendone poi "precipitare" al suolo una certa quantità
per mineralizzazione.
In riferimento alle figure 8 e 9 possiamo constatare come la parte
di superficie dove si pensa esista la struttura monumentale risulti essere meno
elevata rispetto al resto. E' dunque plausibile che stiamo
osservando ciò che rimane di antiche linee costiere dove forse c'era
una protuberanza di qualche grande lago o mare.
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fig. 8
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fig. 9
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Si noti ad esempio che il
"collo" della regione che ci interessa si connette con la parte
inferiore ricchissima di piccoli rilievi caotici e linee ortogonali. Sebbene non possiamo
campare certezze verso l'ipotesi secondo cui l'area più bassa un tempo
fosse sommersa dalle acque marine, rimane però una valida spiegazione
oltretutto ben compatibile sia con i modelli di rilievi costieri
osservabili sulla Terra che con molte analoghe aree rilevate proprio sulla
superficie di Marte, documentate e liberamente fruibili al Pubblico.
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fig. 10
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La fig. 10,
ottenuta sempre mediante Google Mars, ci mostra la
sostanziale assenza di mega-rilievi dall'aspetto "non naturale".
In più, dovremmo tener conto dell'illuminazione solare la quale, provenendo
dalla nostra SX, avrebbe oltremodo favorito la proiezione di ombre da
parte di eventuali costruzioni di tipo urbano, possibili muraglie o
strutture templari. Ma attenzione: l'apparente assenza di presunti grandi
manufatti non significa automaticamente che non esista un "qualcosa" che
possa aver "ingannato" il software adottato dall'ESA o che sia stato
involontariamente "nascosto" nelle immagini ufficiali della NASA. Di
questo ne parleremo più avanti.
Al di là delle
differenze d'opinione riguardo tempi e origine della Valle Marineris,
rimane il fatto che, in ogni caso, esiste un'evidente incompatibilità
ambientale con l'ipotesi di città o monumenti realizzati in quella zona
del pianeta. Le motivazioni, dedotte per via contestuale, si potrebbero riassumere nei seguenti punti
fondamentali:
-
Se in precedenza
(rispetto a varie ipotesi) le acque coprivano quella specifica area, non sarebbe
stato sensato e logico costruire edifici proprio lì. C'era l'acqua.
-
Diversamente, durante e dopo il
mutamento delle condizioni climatiche, geomorfologiche e idrologiche del
pianeta (rispetto a varie ipotesi), non sarebbe
stato comunque facile e profittevole costruire edifici in superficie;
questo a causa dell'inevitabile mancanza di
sufficienti quantità d'aria e dl'acqua indispensabili per effettuare qualsiasi tipo
di attività all'aperto. Forse anche le condizioni del suolo ed i
relativi costituenti chimici potrebbero aver subito pesanti alterazioni
rispetto a precedenti condizioni planetarie.
UN AIUTO ULTERIORE -
Sempre grazie a Google Mars abbiamo estratto alcune immagini con
riferimento altimetrico e rilevazioni a infrarossi che ci aiutano ancor
più a focalizzare le caratteristiche geomorfologiche della regione
interessata.
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fig. 11
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La fig. 11 è
ripresa agli infrarossi. Sebbene siano presenti alcune strisciate vuote,
la porzione di terreno dove si presume esista la struttura monumentale è chiaramente
visibile e appare sostanzialmente priva di grandi rilievi associabili a
costruzioni artificiali. Dalle figg. 12 e 13 possiamo vedere un ingrandimento in b/w
e b/w inverted:
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fig. 12
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fig. 13
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Le figg. 14 e 15 mostrano - seppur con qualche approssimazione - l'altimetria
della zona. Si tenga conto che le
aree in azzurro sono senza dubbio ad altitudine inferiore rispetto a
quelle in verde, mentre nel mezzo della porzione in azzurro si stagliano
alcune vette che "emergono" in verde, come se volessero indicare
possibili antiche isole oppure terreni sottoposti a movimenti sismici
abbastanza intensi da creare il frastagliamento dell'originale fondale
sommerso (onde evitare male interpretazioni, chiariamo che il verde
e l'azzurro non hanno nessuna diretta attinenza con l'acqua o con la
terraferma. Sono solo colori di riferimento per l'altitudine).
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fig. 14
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fig. 15
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Benchè le immagini
altimetriche potrebbero avere solo un relativo valore probatorio, esse
non mostrano comunque tracce di grandi strutture artificiali o rilievi tali da
farlo supporre.
LA MARS ODYSSEY -
Cercando negli archivi NASA abbiamo trovato qualcosa di
interessante nella documentazione pubblica della Mars
Odyssey. Anche in questo caso sembrerebbe
proprio che ne la struttura templare, ne la città esistano. Caso chiuso?
Diciamo pure Sì e No.

fig. 16
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fig. 17
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La fig. 16 rappresenta il fotogramma
V11073012 il quale mostra in modo ineccepibile la zona dove sorgerebbe la
struttura urbana. Come si può ben constatare non si intravede nessuna
particolare costruzione artificiale a muraglie. Inoltre la direzione dei raggi del sole
(che arrivano da SX) avrebbero dovuto permettere la proiezione di ombre
da parte di eventuali edifici, per di più di
così grandi dimensioni. Ed ecco in fig. 17 un eloquente ingrandimento.
Passiamo ora al presunto
edificio templare. Negli archivi della Mars Odyssey abbiamo reperito un'altra immagine che possiamo di seguito osservare in fig. 18.

fig. 18
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fig. 19
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Si tratta del fotogramma
V26086018 il quale si affaccia proprio nella porzione di terreno dove
dovrebbe sorgere il monumento. Sfortunatamente non si riesce a vedere niente
di specifico. Ed
anche in questo caso proponiamo un eloquente ingrandimento in fig. 19.
INVILUPPI E RETICOLI
MARZIANI: ELEMENTI DI PROBABILE VITA INDIGENA -
Sarà una nostra soggettiva sensazione, ma sembra di trovarci dinnanzi ad una sostanziale e colossale
contraddizione, dove l'ESA ci mostra una serie di strutture e rilievi
controversi in una sola immagine su due, mentre attraverso Google Mars e
la documentazione NASA di Mars Odyssey non si riesce ad intravedere
nulla che
possa fregiarsi dell'attributo "artificiale". A distanza di
anni continuiamo ancora a chiederci da dove abbiano tirato fuori i
tecnici dell'ESA quelle strutture. Non ci resta
che operare un'analisi comparativa basata su processing aggiuntivo.
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fig. 20
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fig. 21
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fig. 22
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fig. 23
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Coloro che seguono
Pianeta Marte.net sapranno bene che più e più volte abbiamo preso in
considerazione la concreta possibilità dell'esistenza sul pianeta rosso
di una sorta di biosfera tutt'altro che inattiva. Grazie al prezioso
apporto del dr. Alessio Feltri siamo riusciti
a identificare tipologie di strutture di superficie le quali, molto
probabilmente, potrebbero non avere una semplice origine geologica,
bensì biologica. Ma dobbiamo imparare a "ragionare in marziano" e non in
terrestre se vogliamo entrare nell'ottica di questo argomento.
Altrimenti si cadrà sempre nella trappola del bieco gioco delle
apparenze e delle pareidolie.
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(Nota:
allo scopo di evitare malintesi vogliamo specificare che il concetto
di "gioco delle apparenze e delle pareidolie" riguarda e coinvolge
tutto il settore di ricerca e mette tutti sullo
stesso piano, noi compresi. Come abbiamo chiaramente indicato
ad inizio articolo, questa trattazione non è destinata a persone
fisiche, bensì alle immagini e le relative ipotesi formulate su di
esse. Che poi le ipotesi vengano formulate da persone è ovvio: non
spuntano dal nulla. Ad ogni modo, Pianeta Marte.net non intende
certo privare nessun potenziale scopritore delle proprie scoperte,
ne tantomeno vogliamo considerare alcune ipotesi spregevoli mentre
altre no. Su questo portale non si fanno guerre a persone, ma si
affrontano temi di scienze planetarie e di frontiera. Come noi
esprimiamo liberamente il nostro pensiero, altrettanto chiunque è
libero di esprimere il proprio, anche fosse di dissenso e di aperta
critica. |
Per spiegare la
contraddizione tra i prodotti ESA e i prodotti NASA basta solo accettare
l'idea che da un lato (cioè l'ESA) si tende a generare image artifact in fase
di creazione dell'immagine virtuale, mentre dall'altro lato (la NASA) si
tende ad appiattire e sbiadire la texture originale. Il risultato finale
è una serie di assurdità a raffica. Applicando la logica booleana: o sarà vera l'una o sarà vera l'altra
oppure saranno false entrambi.
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fig. 27 (editing by dr. Alessio
Feltri)
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fig. 28 (editing by dr. Alessio
Feltri)
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Dunque, "qualcosa"
avrebbe ingannato il software ESA facendo comparire nei loro capolavori
virtuali false strutture artificiali. Ma cosa? Osserviamo attentamente
le figg. 27 e 28 (cliccando si accederà alle versioni ingrandite).
Trattasi - niente poco di meno che - delle stesse immagini di Mars
Odyssey già commentate, ma sottoposte a processing dal dr. Alessio
Feltri. La differenza sta nel fatto che le immagini NASA originali
appaiono decisamente più "tranquille". Da dove saltano fuori tutti i
reticoli, i tracciati ortogonali e gli inviluppi - oltretutto in gran
numero - che riempiono il terreno di quella area? Non ce li siamo
inventati noi: esistono! Lo stesso discorso vale per la fig. 29 che il
dr. Feltri ha estratto da Google Mars Pro. Abbiamo due tracciati
ortogonali nei punti X e Y, e due "intricate strutture" nei punti A e B,
oltre naturalmente ad altre curiosità...
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fig. 29 (editing by dr. Alessio
Feltri)
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A questo punto dobbiamo
dare una risposta alla domanda perchè i punti A e B sono diventati un
monumento templare. Ebbene, potrà sembrare strano, ma - come ha spiegato
il dr. Alessio Feltri - è proprio l'immagine ESA a peccare in difetto
rispetto alle sfumature estratte dal processing delle
immagini NASA. Quando i tecnici ESA hanno creato il DEM (Digital
Elevation Model), l'approssimazione adottata non era sufficiente a
cogliere i dettagli degli inviluppi A e B. Il risultato è stato che il
computer ha interpretato gli inviluppi come ha potuto, semplificandone
la geometria, e generando quello che molti Anomaly Hunters hanno
definito erroneamente "struttura artificiale analoga alle antiche
costruzioni mesopotamiche".
Detto in altre parole:
sia l'ESA che la NASA, con i loro elaborati, avrebbero comunque indotto
il fruitore a pervenire a conclusioni fuorvianti. Sia le finte città o le finte strutture templari
prodotte dal software ESA che le immagini appiattite
prodotte dai tecnici NASA non corrispondono a ciò che realmente esiste
in quella regione marziana. Da parte nostra ci rincresce il fatto che
potrebbe risultare difficile mandare giù un boccone amaro come questo,
specie quando si è barricati nella convinzione di stare osservando
qualcosa di vero ma, purtroppo, il problema è quello. Prendersela a male
non cambierebbe proprio niente.
LA CONVERSIONE
DIGITALE: VANTAGGI E SVANTAGGI -
Per aiutare i nostri Lettori a comprendere meglio il concetto di
immagine digitale e le sue problematiche spieghiamo cos'è un Modello
Digitale di Elevazione (DEM):
"Un modello
digitale di elevazione (anche noto come DEM, dall'inglese
Digital Elevation Model) è la rappresentazione
della distribuzione delle quote di un territorio, o di un'altra
superficie, in formato digitale. Il modello digitale di elevazione
viene in genere prodotto in formato raster associando a ciascun
pixel l'attributo relativo alla quota assoluta. Il DEM può essere
prodotto con tecniche diverse. I modelli più raffinati sono in
genere realizzati attraverso tecniche di telerilevamento che
prevedono l'elaborazione di dati acquisiti attraverso un sensore
montato su un satellite, un aeromobile o una stazione a terra. Ad
esempio, analizzando il segnale di fase registrato da un Radar ad
Apertura Sintetica (SAR: Synthetic Aperture Radar) installato su un
satellite, è possibile produrre un modello digitale di elevazione.
Una tecnica più semplice per la produzione di DEM consiste
nell'interpolazione delle isoipse che possono essere prodotte anche
attraverso il rilevamento diretto sul terreno. I DEM possono essere
impiegati in un sistema informativo geografico (GIS) per produrre
nuovi dati, ad esempio: carte di acclività o di orientazione del
versante, carte di visibilità da un punto etc. Tutti questi
prodotti, se impiegati in un ambiente GIS, hanno numerose
applicazioni dello studio del territorio con particolare riguardo
alle indagini per la mitigazione dei rischi naturali." (da Wikipedia)
I software che generano
immagini digitali DEM offrono quindi certi vantaggi, ma altrettanti
svantaggi. Per esempio, simulare un prospetto digitale 3d può consentire
di risparmiare tempo (e denaro) poichè non sarebbe strettamente
indispensabile scattare molte fotografie satellitari ad angolazioni
differenti della stessa area. Ovviamente, maggiore sarà il numero di pixel all'interno
del piano prospettico e migliore sarà la risoluzione del prodotto
digitale. Per dare un paragone tecnico, la digitalizzazione delle immagini non è in definitiva molto
diversa da quella audio: tanto più una sorgente sonora verrà convertita
con risoluzioni elevate maggiore sarà la sua coerenza rispetto
l'originale. Nel processing audio si impiegano inoltre tecniche di Time
Stretching e Pitch Shifting per simulare cambiamenti di tempo e tonalità;
tuttavia produrranno inevitabili distorsioni e alterazioni proporzionalmente
all'intensità delle modifiche praticate.
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LE LINEE
ORTOGONALI NON SONO COERENTI CON QUELLO CHE ESISTE REALMENTE NEL
SUOLO MARZIANO

fig. 30

fig. 31

fig. 32
MA QUANTE SONO LE CITTA' DELLA
VALLE MARINERIS?
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Abbiamo
quindi compreso che la creazione di immagini "virtuali" è una tecnica
assai complessa, che comporta un gran numero di variabili a discapito di
un relativamente piccolo numero di costanti. Se le costanti sono molto inferiori rispetto alle variabili
aumenta proporzionalmente il rischio della comparsa di "errori" nella
ricostruzione della texture originale, esattamente come accade nei file
audio. Avremmo svariati tipi di distorsioni all'interno di un'immagine,
sufficienti da trarre in inganno il fruitore inesperto che male
interpreterà il tutto credendo di scorgere artefatti piuttosto che
riconoscere correttamente le alterazioni.
Nell'immagine ob_18_mesa_p le linee
ortogonali che si ripetono continuamente non rappresentano in modo
corretto gli elementi facenti
parte della realtà perchè sono frutto del processing adottato per ottenere la simulazione virtuale; tant'è vero che appaiono
solo in questa immagine e in nessun altra. Le figg. 30, 31 e 32 ci
mostrano, appunto, tre esempi estratti dalla ob_18_mesa_p.
INCOMPATIBILITA' AMBIENTALE - Resta
ora da affrontare l'ultimo punto. E, a tal fine, desideriamo stabilire
con questo articolo un precedente da applicarsi da un punto di vista
metodologico - anche alle altre presunte strutture artificiali di Marte
finora "scoperte" (diciamo dal 1976 fino ad oggi).
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fig. 33. Modello tridimensionale di
uno ziqqurrat (tratta da wikipedia.it)
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Ecco cosa sostiene una fonte (Wikipedia): "A
causa della mancanza di pietre, in Mesopotamia le ziqqurat venivano
costruite con mattoni crudi e cotti, bitume che veniva usato come calce
e come isolante e canne legate in fasci; si pensa che queste ultime
contribuirono in modo sostanziale alla forma dei templi."
La nostra
perplessità nasce già da una semplice considerazione: per quale ragione
sarebbe stato indispensabile costruire edifici di tipo celebrativo-religioso su Marte da parte di una Civiltà tanto avanzata? A
meno che non fosse così progredita.... Forse non ci sono o non c'erano pietre su
Marte? E come si poteva ottenere la combustione per generare calore
all'aperto se l'aria era (è) tanto rarefatta e quasi priva di ossigeno?
- (Questo almeno corrisponde a quanto si ritiene) -
Come si potevano fabbricare mattoni senz'acqua corrente ed altri elementi
indispensabili?
Ma ci sono altre rogne tecniche ancora più
insidiose da valutare. Molti sostenitori delle tesi eso-archeologiche
pensano che la minor gravità di Marte sia stata in definitiva un vantaggio
nella costruzione di edifici all'aperto; ed è per tale ragione che si
tende spesso a "giustificare" il fatto che le presunte strutture
artificiali appaiono tanto grandi. Ma questo approccio non è del tutto
corretto.
In effetti - se facciamo riferimento alla Terra - è proprio la forza di gravità
(unita alla miscela dei gas atmosferici ed alla temperatura
mite) che offre le condizioni più favorevoli per svolgere attività edili
all'aperto. L'acqua in effetti possiede le proprietà elastiche migliori e si lega
bene con gli altri minerali (pensiamo ad esempio all'impasto del
cemento).
A gravità pari ad un terzo di quella
terrestre, temperature mediamente assai più basse e soggette a forti
sbalzi tra giorno e notte, pressione barometrica inferiore a quella
terrestre (che oltretutto può cambiare continuamente e repentinamente)
l'acqua non avrà le stesse identiche proprietà elastiche ed i legami
chimici indispensabili per ottenere composti cementanti non saranno più tanto stabili.
Condizioni del genere
non avrebbero nemmeno permesso così facilmente la produzione di mattoni da costruzione.
E non dimentichiamo gli effetti delle radiazioni solari. Insomma:
qualsiasi edificio costruito adottando metodiche terrestri probabilmente sarebbe
crollato
da se entro un tempo relativamente breve.
A meno che non si
modellarono le montagne... Ma anche l'attività di modellamento non è che
rappresenti una scelta tanto intelligente. Avrebbe
comportato l'accumulo di enormi quantità di scarti sotto forma di detriti
(si pensi al lavoro necessario per ottenere una lunga muraglia da
un'intera montagna!); un'onerosa - quanto sconveniente - attività di ripulitura; un
esorbitante impiego di manodopera; la necessità di
ingenti risorse energetiche per ottenere (solo per fare un esempio) ossigeno da dare agli
operai e, dulcis in fundo, la fabbricazione di moltissime scomode tute
protettive...
Inoltre, le tesi eso-archeologiche generalmente propendono per la
"costruzione" piuttosto che per il "modellamento".
Diciamoci la verità: è facile dire ed
ipotizzare (e fin qui non c'è nulla di male), ma poi bisogna fare i conti con la realtà. Bisogna provare a
mettersi nei panni di questi ipotetici costruttori e provare a pensare
con la loro testa. Cosa avremmo fatto al posto loro? Perchè -
attenzione - non è poi una questione di tecnologia, bensì una questione
di fare a botte con la Natura ed i suoi meccanismi spesso imprevedibili
e non sempre controllabili. Se, d'altro canto, presunti costruttori
intelligenti avessero utilizzato sistemi ad alta tecnologia - con
l'impiego di laser di precisione o sistemi a controllo gravitazionale -
il risultato finale sarebbe stato praticamente perfetto, tanto che
nemmeno il passar del tempo avrebbe cancellato facilmente eventuali
edifici all'aperto. Oggi li riconosceremmo senza dubbio. Invece quello
che le immagini satellitari mostrano è ben lungi da ciò.
NON "IMPOSSIBILE", MA MOLTO "IMPROBABILE" - Onde evitare di
essere inutilmente fraintesi, ma a rischio di essere comunque
considerati come i sostenitori delle suddette tesi, vorremmo spiegare in breve quello che pensiamo
al riguardo della vita intelligente su Marte, passata e (forse)
presente.
-
Che l'uomo della Terra abbia messo piede su
Marte in epoche, diciamo, "mitologiche", noi lo riteniamo senz'altro
plausibile.
-
Che lo abbia esplorato, studiato, sfruttato,
abitato in modo temporaneo e infine rovinato, anche questo noi lo
riteniamo senz'altro plausibile
-
Che ci sia stata un'interferenza non
terrestre, anche in questo caso noi lo riteniamo senz'altro plausibile.
-
Che abbia fatto delle cose, costruito delle
cose, lasciato delle cose, ovviamente riteniamo di sì
-
Che oggi ci sia lì Qualcuno, beh... noi
sospettiamo di sì.
Ma che chiunque (Uomini o altri Esseri intelligenti)
abbiano edificato su Marte città, monumenti ecc. come se fosse stato su
un pianeta praticamente uguale alla Terra e con metodologie terrestri, non lo
riteniamo molto probabile. Non sarebbe stato certo segno di intelligenza, ma
solo di idiozia cosmica. Pertanto, la differenza tra il nostro pensiero
(quello appena esposto) e le tesi eso-archeologiche tenacemente
sostenute da altri sta nel fatto che noi purtroppo non siamo in grado di fornire prove a favore
di ciò che pensiamo,
anche se di per se potrebbe essere - almeno entro certi limiti - accettabile,
condivisibile oppure no. Tutto qui.

fig. 37 |
La nostra speranza? Ci auguriamo che chiunque
legga questo articolo provi a usare un po' di più il proprio cervello in
modo sano. Se Vi capita di sentire notizie sensazionali su scoperte di
città e monumenti su Marte, sulla Luna o sugli asteroidi non fermatevi
lì. Non bevete subito la notizia. Non abboccate ingenuamente e non fate
il solito sciocco passaparola. Perchè un conto è il diritto di sapere e
conoscere, altro invece è il difetto di farsi gabbare ingenuamente
|
(Nota:
il termine "gabbare" non vuole riferirsi esclusivamente a fattori di
natura commerciale ma, in primis, a fattori di natura conoscitiva
dello Spazio extraterrestre. La mancanza di conoscenza può condurre
alla "gabbatura" ideologica e scientifica. Poi, probabilmente, anche
ad altro) . |

fig. 38
Abbiamo provato a vagliare nel corso di questi anni vari
approcci per capire se una ipotetica Civiltà di Marte (intesa come
popolazione stabile e simil-terrestre) sia in definitiva accettabile
come ipotetico dato storico e scientifico, ma alla fine la risposta ci è
sempre arrivata nuda e cruda: improbabile e/o comunque non in quel senso. Nemmeno nel
contesto della Teoria da noi portata avanti sin dalla fonazione di Pianeta Marte.net:
ci sono
troppi problemi "fisiologici" e ambientali in ballo. Spiace davvero, ma
chi continua a sostenere tale idea o lo fa alla cieca oppure per Fede,
ma con scarsa cognizione di fatto.
CONCLUSIONE - Qualora su Marte o
altrove nel Sistema Solare ci fossero realmente strutture artificiali
non fabbricate dall'uomo, chi è tanto ingenuo da pensare che ce le
mostrerebbero così facilmente e senza troppi problemi? E chi è
altrettanto ingenuo da pensare che non ce le mostrerebbero tanto
facilmente e senza troppi problemi? Già! Ma questa è una faccenda che
probabilmente rallegrerà sia i Complottisti che gli Anti-Complottisti.
Quindi, lasciamo a loro il divertimento, mentre noi preferiamo
continuare a guardare le cose con la nostra mente "semplice ed ingenua",
senza pretendere di essere delle Autorità Scientifiche o dei Grandi
Esperti di chissà cosa. Il tempo darà per certo le sue risposte... |